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di MIMMO MAZZAL’avviso di proroga delle indagini preliminari riguardante il sindaco Ezio Stefàno nell’ambito dell’inchiesta «Ambiente svenduto» è un atto di natura tecnica: non costituisce una anticipazione di giudizio, né tantomeno una sentenza di condanna.

Che indagando sull’Ilva e sul sistema di complicità intessuto da esponenti e consulenti della famiglia Riva, i finanzieri si siano imbattuti in amministratori e politici, e dunque anche sul primo cittadino, non è più un mistero dall’estate scorsa, quando parte delle intercettazioni divenne nota a seguito della prima ondata di arresti.

Nella narrazione, nervosa e confusa, della vicenda Ilva quello che manca non sono gli indagati e gli indagandi ma un esame serio e approfondito degli atti che hanno contraddistinto le amministrazioni di centrosinistra, tra Comune, Provincia e Regione, negli anni in cui gli impianti del siderurgico sarebbero stati fonte di malattie e morte per operai e cittadini.

Solo un serio e approfondito esame politico oltre che di coscienza di quegli anni, soltanto una analisi attenta e puntuale di ordinanze, delibere, pareri, perfino di alcuni book fotografici fatti tra l’Ilva e i dintorni, potrà davvero farci comprendere se viviamo in un territorio ad alto rischio ambientale perché paghiamo le colpe della disastrose scelte di 50 anni fa o se invece era possibile, come pure certi dati scientifici di fine 2012 paiono suggerirci, coniugare nella maniera migliore, salute e lavoro e invece sull’altare del profitto, e dell’accondiscenza al padrone delle ferriere, si è abdicato a compiti e doveri.

 Fonte:  http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it /notizia.php?IDCategoria=273&IDNotizia=614582

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