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Il meccanismo alla base del movimento delle dita, della forza e del tipo di presa dipende dal sistema Dynamic Adaptive Grasp (Dag) brevettato dal team Iit–Inail, che conferisce alla mano la capacità di afferrare gli oggetti adattandosi alla loro forma e di resistere alle eventuali sollecitazioni esterne, con l’obiettivo di replicare la gestualità e la funzionalità di una vera mano.

Il pollice, in particolare, è orientabile in tre diverse posizioni e rende possibili i tipi di prese necessarie nella vita di tutti i giorni come il manipolare oggetti di piccole dimensioni, penna o chiodo che sia, ma anche sollevare pesi fino a 15 chili.

Il sistema di controllo di Hannes è di tipo mioelettrico, sfrutta gli impulsi elettrici che provengono dalla contrazione dei muscoli della parte residua dell’arto, e implementa strategie basate su algoritmi di intelligenza artificiale.

Per garantire il massimo livello di personalizzazione, il Rehab Technologies Lab ha realizzato un software che si collega alla mano robotica via Bluetooth e consente di calibrare i suoi parametri di funzionamento in base alle esigenze e alle caratteristiche di chi la indossa.

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Anche lei come me, come il suo amico Enzino Meucci, come Mario Cervi e altri, è più vicino ai 40 che ai 30. E allora, cosa sono queste storielle di Facci – il diavolo – e di Lussana – l’acqua santa -? Cari ragazzacci, il passato è prezioso e va tenuto da conto. Gli stessi Adamo ed Eva meritano di essere ricordati, non vi pare? Veniamo a noi «vecchiacci». Abbiamo «fatto» l’Italia, dovevate vedere cos’era la nostra Patria nel dopoguerra. Abbiamo fatto la Velasca, il Pirellone, l’Autosole, la Milano-Venezia, l’Adriatica, il mitico Settebello, la Metropolitana, San Siro, la Candy, la Star, l’Ignis. Abbiamo creduto nella libertà e vincemmo nel 1948, l’alternativa era un’Italia bulgara. Si lavorava sodo e così, sgobbando per i nostri nipoti – voi carissimi – in quegli anni frenetici vincemmo anche l’Oscar delle monete europee. La lira faceva aggio anche sulla sterlina. Dimenticavo, diversi di noi hanno anche «fatto» il Giornale. Chi scrivendoci, chi organizzando la diffusione e chi, come il sottoscritto, facendogli la pubblicità. E meno male che ora ci siete voi giovani, ma con la cabeza giusta. Voi, compreso il vostro brillante direttore, siete più vicino a noi che a certi vostri coetanei cialtroni.Lei parla come un libro stampato, caro Romolotti. Libro che però si vende poco perché oggi quello che va è il «ricambio generazionale». Non l’avvicendamento, proprio il ricambio, come si fa con la biancheria.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=294268