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Anche lei come me, come il suo amico Enzino Meucci, come Mario Cervi e altri, è più vicino ai 40 che ai 30. E allora, cosa sono queste storielle di Facci – il diavolo – e di Lussana – l’acqua santa -? Cari ragazzacci, il passato è prezioso e va tenuto da conto. Gli stessi Adamo ed Eva meritano di essere ricordati, non vi pare? Veniamo a noi «vecchiacci». Abbiamo «fatto» l’Italia, dovevate vedere cos’era la nostra Patria nel dopoguerra. Abbiamo fatto la Velasca, il Pirellone, l’Autosole, la Milano-Venezia, l’Adriatica, il mitico Settebello, la Metropolitana, San Siro, la Candy, la Star, l’Ignis. Abbiamo creduto nella libertà e vincemmo nel 1948, l’alternativa era un’Italia bulgara. Si lavorava sodo e così, sgobbando per i nostri nipoti – voi carissimi – in quegli anni frenetici vincemmo anche l’Oscar delle monete europee. La lira faceva aggio anche sulla sterlina. Dimenticavo, diversi di noi hanno anche «fatto» il Giornale. Chi scrivendoci, chi organizzando la diffusione e chi, come il sottoscritto, facendogli la pubblicità. E meno male che ora ci siete voi giovani, ma con la cabeza giusta. Voi, compreso il vostro brillante direttore, siete più vicino a noi che a certi vostri coetanei cialtroni.Lei parla come un libro stampato, caro Romolotti. Libro che però si vende poco perché oggi quello che va è il «ricambio generazionale». Non l’avvicendamento, proprio il ricambio, come si fa con la biancheria.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=294268